Perchè è complesso prevedere la Neve in Pianura?

Il Meteorologo Andrea Corigliano, ci spiega il perchè, è complesso prevedere la neve in pianura e quali sono i principali fattori che entrano in gioco in questa previsione.

Domani sera daremo alcune indicazioni relative a dove potrebbe nevicare tra venerdì e sabato. Abbiamo detto che si tratta di un’evoluzione meteorologica legata all’arrivo sulla Francia meridionale di una stretta saccatura che ospiterà aria fredda di origine artico marittima, il cui ingresso sul Mediterraneo renderà particolarmente instabile l’atmosfera e la metterà nelle condizioni di sviluppare nubi e precipitazioni.

 

Nel descrivere questa evoluzione non siamo andati oltre e per il momento abbiamo evitato di localizzare e quantificare le precipitazioni che in questa situazione assumeranno prevalentemente carattere nevoso fino a bassa quota, stante l’aria fredda che continuerà ad affluire fino alle nostre latitudini.

I motivi che ci hanno indotto a fare questa scelta non sono certamente dettati dal non voler definire il quadro meteorologico previsto, ma dalla complessità che caratterizza la previsione stessa a causa di numerosi fattori che devono incastrarsi in modo davvero certosino per permettere la caduta della neve al piano.

Eccone una breve presentazione prendendo ormai per molto probabile una situazione che, almeno su parte delle regioni settentrionali, sarebbe favorevole dal punto di vista termico a 850 hPa (cioè a circa 1300-1400 metri) e ancor più a 500 hPa (cioè a circa 5300-5400 metri).

  1. Bisogna tenere presente che si tratta di aria artica, cioè di una massa d’aria che è particolarmente fredda soprattutto in quota, mentre nei bassi strati si scalda man mano che viaggia verso latitudini sempre più meridionali.
  2. Bisogna tenere conto che il raffreddamento della colonna atmosferica dipende dall’intensità della precipitazione, per cui solo dove quest’ultima sarà continua e almeno moderata è più probabile che si verifichi un trasporto più organizzato dell’aria fredda presente in quota verso i bassi strati, tale da determinare condizioni di omeotermia intorno allo zero gradi affinché le condizioni ambientali diventino ideali per mantenere integro il fiocco di neve fino al piano.
  3. Bisogna tenere conto della secchezza iniziale dell’aria all’interno della colonna perché, se anche nella fase di avvio della precipitazione la temperatura dei bassi strati atmosferici dovesse essere anche di pochi gradi al di sopra dello zero, l’iniziale fusione dei fiocchi in ambiente con temperatura positiva abbasserebbe la temperatura stessa fino a portarla intorno allo 0 °C: in pratica, il fiocco di neve per fondere ha bisogno di calore e questo calore viene sottratto all’aria, con conseguente diminuzione della temperatura. Questo parametro di chiama “temperatura di bulbo umido”: se è minore o uguale a zero, allora la precipitazione assume carattere nevoso, altrimenti è pioggia.
  4. Bisogna tenere conto della tempistica relativa al sopraggiungere della copertura nuvolosa: se il cielo si copre al mattino, dopo una notte serena che ha agevolato il raffreddamento dei bassi strati, allora lo stato termico dei bassi strati è certamente più favorevole al mantenimento di condizioni “pro neve al piano”; al contrario se l’aumento delle nubi si ha in serata o durante la notte la perdita di calore verso lo spazio viene schermato dalle nubi stesse e quindi l’aria si raffredda di meno: bastano allora anche 1-2 °C in più per… rompere l’incantesimo.
  5. Bisognerebbe anche considerare una certa “imprevedibilità” connessa alle condizioni instabili che si possono creare in condizioni di irruzione di aria artica e che possono sfuggire alla modellistica numerica: vale a dire che la localizzazione spazio-temporale dei fenomeni è realistica, ma è meno realistica rispetto ad una situazione che i modelli stessi riuscirebbero a inquadrare con maggior facilità. Insomma, ci sarebbe da giocare anche una sorta di “carta jolly”.

Abbiamo evitato di fornire già una previsione anche per questi motivi. Ciò non significa che domani, ad un passo dal probabile evento, avremo “certezze” (questo sarà impossibile), ma vorrà dire che sicuramente avremo ridotto al minimo (almeno si spera) l’errore legato ad una previsione così delicata come quello della neve in pianura.

Mi interessa che voi, carissimi lettori, impariate a capire che cosa vuol dire fare meteorologia in Italia in modo scientifico: che sia neve o meno, se me lo permettete io lo colloco in secondo piano.

Tratto dalla Pagina Meteorologia di Andrea Corigliano

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Autore dell'articolo: Pardini Andrea