Nibiru e la teoria della fine del mondo il prossimo 23 settembre

Premessa

Tutte le notizie su un presunto pianeta X definito Nibiru che il prossimo 23 settembre porterà la fine del mondo NON hanno alcun fondamento scientifico. Si tratta di una bufala per ottenere notorietà e vendere libri. E purtroppo sta facendo il giro del web, riportata da giornali popolari molto diffusi, senza neppure un tentativo di una lettura critica, anche perché è frutto di pura invenzione!

Dopo questa breve premessa, vi spieghiamo tutto quello che non accadrà, e perché.

Secondo quanto afferma David Meade un sedicente ricercatore, (che non risulta da alcun titolo di studio), tra meno di un mese il nostro pianeta vedrà la fine. Si perchè al momento c’è un pianeta, secondo lui, tra Giove e Saturno che si sta avvicinando alla Terra. Non è chiaro se impatterà o sfiorerà la Terra, ma in ogni caso causerà drammatici eventi, tra i quali tsunami e terremoti di magnitudo impossibili per il nostro pianeta.

La Nasa afferma che questo presunto pianeta non c’è e non esiste, ma Maede fa sapere che dalla terra non lo vediamo per colpa dell’inclinazione terrestre ma c’è! E se cosi fosse, lo avrebbero scoperto le varie sonde che si trovano nel cuore del Sistema Solare, da Cassini (in orbita proprio attorno a Saturno) a Dawn, in orbita attorno al pianeta nano Cerere, alla New Horizons che nel 2015 ha sorvolato Plutone e si trova adesso a metà strada tra il pianeta nano e un altro pianetino della fascia di Kuiper.

Altra cosa che non torna nella teoria di David è che un ipotetico pianeta errante non ha influenza sui pianeti più vicini, non può influenzare a distanza né il clima né la geologia della Terra: questo lo si impara a scienze alle medie!

Internet, lo sappiamo, è un bellissimo strumento per chi sa giocare sulle paure degli altri, così ha fatto David Meade come altri pseudo ricercatori, pseudo divulgatori e pseudo giornalisti che parlano di tematiche sensazionalistiche senza alcuna prova scientifica ma solo per far soldi sulle paure degli altri.

Autore dell'articolo: Pardini Andrea