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Lo strano caso del Delfino Pisano

E’ diventato un star per Pisa il delfino, a cui è stato attribuito il nome di “Fiammata”, che ha risalito il fiume Arno fino al tratto urbano della città di Pisa dove sembra essere intenzionato a rimanerci.
Il Cetus, centro di ricerca cetacei, sorpreso di questo anomalo comportamento sta studiando lo strano caso.

Riportiamo qui di seguito l’estratto dell’Articolo pubblicato sul Il Tirreno

“I ricercatori del Cetus presenteranno i dati del monitoraggio, che continua ormai da oltre un mese. Centinaia di foto, video e analisi chimico-fisico, «attraverso cui calcoliamo i tempi di respirazione e di apnea del cetaceo e studiamo le direzioni dei suoi spostamenti per capire se cambia il suo comportamento», spiega Ilaria Bigongiali, studentessa di biologia marina all’Università di Pisa e collaboratrice del Cetus. Un minuto e 20 secondi, massimo un minuto e quaranta secondi sott’acqua, intervallato in media da cinque secondi di respirazione.

Movimenti ciclici (che diventano molto più lenti quando il cetaceo riposa) che per adesso non preoccupano i ricercatori. Anche se i pericoli per la sua salute sono sempre in agguato: affaticamenti e abrasioni della pelle sono i rischi che più degli altri impensieriscono gli studiosi. «Lui ha scelto di rimanere nell’Arno – prosegue Bigongiali -. Non è un’anomalia che un delfino maschio adulto si allontani dal branco, è strano invece che un cetaceo decida di “stabilirsi” in un fiume. Non c’è però una spiegazione a questo comportamento.

La presenza è favorita probabilmente dall’abbondante presenza di cibo (in particolare muggini di grandi dimensioni) e dallo strato salmastro che contraddistingue il fondale dell’Arno. Le analisi del ph, della salinità e della temperatura dell’acqua sono risultate ottimali per la salute del cetaceo (almeno prima delle ultime piogge), messa a dura prova dalla piena di qualche settimana fa, quando il comportamento del delfino è bruscamente cambiato. Il cetaceo è rimasto fermo in un punto e, nonostante gli sforzi, per ore non è riuscito a raggiungere quel punto nei pressi del ponte dell’Aurelia dove si è ormai stabilito da alcune settimane. I tempi di respirazione sono diventati inoltre molto più corti.

Segno di un affaticamento, rientrato dopo il passaggio della piena, quando le condizioni dell’animale si sono ristabilite. «È un avvenimento talmente strano che non riusciamo a dare una spiegazione – sottolinea Silvio Nuti, fondatore del Cetus -. In Italia è la prima volta che avviene. In Europa, l’unico precedente risale al 2015, quando un tursiope è entrato in un fiume inglese, resistendo però per pochi giorni». Lui, il delfino dell’Arno, ha deciso invece di stazionare nel fiume, sfidando le leggi della natura.”