A Caccia di Asteroidi

È una delle missioni spaziali più complesse, ardimentose e ambiziose mai tentate dall’umanità. Dopo essere riusciti ad atterrare su una cometa in capo a un viaggio di dieci anni, ci apprestiamo ora ad arrivare su un asteroide errante nel Sistema solare.

Stavolta il viaggio sarà sia di andata che di ritorno infatti l’obbiettivo della missione Osiris-Rex (Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer), che sarà lanciata nella nostra notte tra l’8 e il 9 settembre, è il raggiungimento dell’asteroide 101955 Bennu, il prelievo di diversi campioni di roccia e il rientro sulla Terra.

I campioni prelevati, spiegano dalla Nasa saranno utili per comprendere l’origine dei pianeti e della vita e getterà le basi per lo sfruttamento minerario degli asteroidi, dai quali, in un futuro non troppo lontano, potremo forse estrarre metalli e minerali rari.

Circa due anni dopo il decollo, nell’agosto 2018, cominceranno le manovre di approccio all’asteroide, distante più o meno due milioni di chilometri. Avvicinandosi, Osiris-Rex  attiverà dei dispositivi per uguagliare la propria velocità e la propria direzione a quella di Bennu. L’asteroide, per la precisione, si muove a una velocità media di circa 100mila chilometri l’ora: Osiris-Rex, dunque, dovrà frenare progressivamente per evitare di superarlo. Una volta allineata, la sonda comincerà a eseguire i primi rilievi sul corpo celeste, misurandone la velocità, l’accelerazione, la composizione del suolo e la presenza di eventuali satelliti naturali. Questa fase durerà circa un anno.

Verso Giugno 2020 entreremo nel culmine dell’intera missione. Con una serie di manovre precisissime, Osiris-Rex si porterà nella posizione prevista per l’acquisizione del campione ed eseguirà il cosiddetto touch-and-go, ennesima manovra che prevede l’approccio con Bennu alla velocità di 10 centimetri al secondo. A quel punto, la sonda espellerà un braccio robotico la cui testa toccherà la superficie di Bennu per circa cinque secondi: grazie a una piccola esplosione controllata, lo strumento sarà in grado di aspirare frammenti di suolo e rocce che si staccheranno dall’asteroide. Sarà possibile eseguire tre tentativi diversi: l’obiettivo è di raccogliere almeno 60 grammi di materiale, ma le speranze sono di portarne a casa molti di più, fino a 2 chili. Il braccio sarà poi finalmente ritirato e Osiris-Rex si preparerà per l’ultima fase, quella del ritorno. Nel marzo 2021 la sonda accenderà i motori e lascerà Bennu alla velocità di 0,32 chilometri al secondo, incamminandosi lungo una traiettoria che dovrebbe intersecare l’orbita terrestre nel settembre 2023.

Osiris-Rex

La navicella Osiris-Rex è costituita da un cubo di circa 3 metri di spigolo. Una volta in volo, spiegherà gli array con i pannelli solari necessari ad alimentarlo, in grado di generare fino a 3mila watt (a seconda della distanza dal Sole), raggiungendo un’apertura complessiva di poco più di 6 metri.

osiris-rex-em

Gli Strumenti

La sonda porta con sé diversi spettrometri, capaci di esaminare la radiazione emessa e riflessa dall’asteroide per determinarne la composizione, e un sistema di rientro del campione, il cosiddetto Tagsam (acronimo per Touch-And-Go Sample Acquisition Mechanism), dotato di un braccio robotico articolato.

L’asteroide

101955 Bennu, si tratta di una roccia spaziale del diametro di circa 500 metri, scoperta l’11 settembre 1999. Fa parte dei cosiddetti asteroidi Apollo, un gruppo di circa 7mila corpi celesti che periodicamente incrociano l’orbita terrestre, ed è classificato come oggetto potenzialmente pericoloso, con una probabilità di 1 su 2700 di colpire la Terra entro il 22° secolo.

Autore dell'articolo: Pardini Andrea